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C.F. Ramuz

Charles Ferdinand Ramuz è nato a Losanna il 24 settembre 1878, in una famiglia di commercianti. Dopo una laurea n lettere classiche all’Università di Losanna, insegna nel collège di Aubonne (Vaud) per poi diventare insegnante privato a Weimar (Germania). Ma l’insegnamento non lo soddisfa; dall’età di dodici anni, vuole diventare scrittore. Nel 1903 parte per Parigi, col pretesto di scrivere una tesi di dottorato su Maurice de Guérin, ma la tesi non verrà mai scritta. Soggiorna a Parigi fino al 1914, tornando spesso nel suo paese.

Ramuz pubblica i suoi primi testi nel 1903: “Le petit village”, raccolta di poesie. L’anno dopo è uno dei fondatori de “La voile latine” insieme agli scrittori C.A. Cingria, Gonzague de Reynolds e il poeta Henry Spiess, che vogliono difendere la latinità della lingua francese contro la germanizzazione diffusa e ritrovare lo spirito e il corpo della terra natale attraverso una nuova idea dell’arte e della letteratura.

Nei suoi primi testi, scritti durante il periodo parigino, “Aline” (1905), “Jean-Luc persécuté” (1909), “Vie de Samuel Belet” (1913), “Aimé Pache”, peintre vaudois (1911), Ramuz sviluppa i suoi grandi temi: la solitudine dell’uomo davanti alla natura, la poesia della terra. I romanzi di questo periodo si concentrano su un solo personaggio. Nel 1914 Ramuz torna in Svizzera dove condurrà una vita piuttosto ritirata. Il ritorno coincide con una evoluzione nella sua scrittura: abbandono del racconto cronologico e lineare; moltiplicazione dei punti di vista; sostituzione, al protagonista tradizionale, di una collettività che si esprime anonimamente attraverso una forma impersonale (“on”). La scrittura cerca allora di comunicare, nella sua nudità, il dramma delle comunità paesane che combattono le forze del male, le forze che le tormentano: guerra, miseria, paure, minacce cosmiche, ma anche il piacere dell’attività creatrice. Appartengono al primo gruppo “Le règne de l'esprit malin” (1917), “La guérison des maladies” (1917), “Les signes parmi nous” (1919), “Présence de la mort” (1922), “La séparation des races” (1922); al secondo “Salutation paysanne” (1919), “Terre du ciel” (1921) e “Passage du poète” (1923).

 

Nel 1914 Ramuz fonda inoltre, insieme a Edmond Gilliard e Paul Budry i Cahiers vaudois, che succedono alla “Voile latine” scomparsa nel 1910. Il primo numero è costituito dal testo di Ramuz

“Raison d'être” (1914), una sorta di manifesto in cui egli esprime la sua volontà di somigliare a una natura, a un paese, a una lingua.

Lo stile di Ramuz diventa allora sempre più personale. La critica, soprattutto in Francia, accoglierà male le audacie stilistiche e la libera disposizione della lingua e della composizione narrativa elaborata dallo scrittore. Alcuni grandi nomi della letteratura dell’epoca riconosceranno tuttavia il suo talento a partire dalla fine degli anni Venti, tra questi Paulhan, Gide, Claudel, Cocteau, Aragon.

Questo periodo dell’opera di Ramuz conosce il suo apogeo negli anni Venti, con alcuni romanzi quali “L'amour du monde” (1925) o “La grande peur dans la montagne” (1926). La fine degli anni Venti e l’inizio degli anni Trenta vedono Ramuz raggiungere la piena maturità con “La beauté sur la terre” (1927), “Adam et Eve” (1932), “Derborence” (1934), “Le garçon savoyard” (1936). I personaggi vi incarnano le grandi aspirazioni mitiche dell’uomo. In essi la vena lirica e poetica è al servizio di una visione tragica per la quale alla fine della “quête” umana c’è solo la morte.

A questo periodo della maturità corrispondono tre saggi: “Taille de l'homme” (1937), “Questions” (1935), “Besoin de grandeur” (1937). In queste opere Ramuz recupera i sei temi/miti dei suoi romanzi (la natura, il contadino, l’ordine, la libertà, i soldi, il lavoro) interrogandosi, cosciente dei pericoli che minacciano l’Occidente, sulle verità prime da difendere e da mantenere.

L’ultimo periodo della vita di Ramuz, segnato dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, dà grande spazio a uno sguardo verso il passato e ai ricordi: : “Paris, notes d'un Vaudois” (1938), “Découverte du monde” (1939), “René Auberjonois” (1943); insieme a questi testi altre opere testimoniano di un’arte giunta ormai al sommo della perfezione: “La guerre aux papiers” (1942) “Nouvelles” (1944), “Les servants et autres nouvelles” (1946).

Charles Ferdinand Ramuz muore a Pully (Losanna) il 23 maggio 1947.